intervista

L’intervista integrale di Ascrea.eu al Vescovo della Diocesi di Rieti Mons. Vito Piccinonna

Riportiamo qui l’intervista che abbiamo avuto il piacere di fare a Sua Eccellenza Mons. Vito Piccinonna, Vescovo della Diocesi di Rieti, già pubblicata in formato audio sui nostri Canali YouTube e Spotify. Un Grazie particolare al nostro Giulio per l’ottima struttura dell’intervista e per le tematiche affrontate.

GiulioBuongiorno a tutti gli amici di Ascrea.eu e bentornati sul nostro canale podcast. Sono Giulio Albuccetti e sono molto contento di essere con voi oggi perché possiamo offrirvi un contenuto davvero speciale. Abbiamo infatti il piacere di avere con noi Sua Eccellenza Vito Piccinonna, che è il vescovo della diocesi di Rieti. Eccellenza, è veramente un onore averla con noi oggi e grazie per averci concesso questa intervista.
VescovoBuongiorno a tutti, gli amici di Ascrea.eu, grazie per questa possibilità. Un caro saluto a tutti e ciascuno di voi. 
GiulioIl nostro obiettivo di oggi è affrontare alcuni temi cruciali per la provincia di Rieti e per la comunità cristiana e vogliamo comprendere meglio il ruolo della Chiesa, in questi tempi difficili. Eccellenza, sicuramente uno dei problemi più evidenti nella nostra provincia è lo spopolamento dei piccoli centri. Secondo lei cosa si può fare per contrastare questa tendenza e mantenere vive le comunità? 
VescovoSicuramente lo spopolamento è un problema più che evidente… più che evidente nella nostra provincia. Io penso che le nostre realtà devono essere se stesse e bisognerebbe mettere in campo, in maniera più condivisa, alcune attenzioni… alcune iniziative che possano favorire il desiderio di abitare questi territori, ma pensando non solo al passato, al quale spesso ci si richiama in maniera univoca, ma pensando anche al presente e al futuro, pensando anche alle nuove generazioni. Se manca questo pensiero delle nuove generazioni, lo spopolamento sarà inevitabile. 
GiulioPensa che ci potrebbero essere iniziative politiche, locali, regionali o nazionali per incentivare la permanenza nei borghi o per favorire il ritorno di chi è andato via? E quale può essere il ruolo della comunità cristiana e delle parrocchie in questo contesto?
VescovoMa io penso che la gente abbia diritto a poter trovare quei servizi essenziali importanti che facciano sì che ci si trovi bene lì dove si è. E quindi quegli elementi fondamentali per il benessere personale, comunitario, per una convivenza civile, sono importanti. Quindi la dimensione anche è un’attenzione senz’altro alla dimensione sanitaria, alla dimensione culturale, alla dimensione anche sportiva. Alla dimensione complessiva della vita che faccia ritrovare le persone e le faccia vivere non rinchiuse ciascuno nella propria comunità, ma con quel desiderio che deve maturare sempre di più, di apertura. E anche qui il ruolo della comunità cristiana, delle parrocchie, è di coltivare il senso di comunità. Noi viviamo in un tempo in cui l’ideologia imperante è l’individualismo. Questa è l’ideologia corrente. La comunità cristiana nel suo DNA possiede questo che non è tanto un rivestimento, è l’essenziale del vivere cristiano che è il senso di Chiesa, il senso della comunità, in quel senso in cui Papa Francesco ci ha aiutato tantissimo. Quel senso anche di apertura, di inclusività. E questo è da vivere sempre di più, con sinergie appropriate, sempre di più.
GiulioUn altro tema che reputiamo importante è quello del rapporto tra i giovani e la Chiesa. Infatti molti giovani sembrano essere sempre più lontani dalla Chiesa. Come si può, secondo lei, riavvicinarli alla fede e ai valori cristiani? 
VescovoLa questione giovanile mi è anche particolarmente cara. Di solito eravamo portati magari un po’ di anni fa a pensare di portare i giovani in chiesa. Oggi è la Chiesa, la comunità cristiana che deve andare verso tutti, senza dimenticare i più giovani, i quali vivono una ricerca anche di spiritualità. Non immediatamente cercano l’istituzione chiesa. Però la Chiesa, nel suo complesso, anche nella sua dimensione istituzionale, può porsi al servizio nel modo più creativo possibile. Ecco, scherzando dico spesso Gesù non ha detto al mondo “andate tutti in Chiesa”, ha detto alla Chiesa “andate in tutto il mondo”, no? Quindi come Chiesa dovremmo essere capaci di abitare anche i luoghi che i giovani abitano e soprattutto soddisfare le loro. domande. Penso che i giovani oggi più che mai siano i veri poveri della società perché si sentono defraudati, deprivati del loro futuro che noi più adulti spesso abbiamo tolto loro. Quindi abbiamo anche un doppio debito, anche come Chiesa, di andare verso di loro, di eliminare quelle etichette che spesso sono un modo per disimpegnarci noi come adulti.
GiulioEsistono progetti specifici della diocesi di Rieti per coinvolgere maggiormente i giovani?
VescovoMa noi siamo reduci da una bella esperienza che abbiamo vissuto con gli adolescenti della nostra diocesi e quindi i ragazzi di scuola superiore, ben 72 giovani accompagnati da alcuni sacerdoti, religiose, da alcuni genitori, educatori, hanno partecipato al Giubileo degli adolescenti. Ecco, penso che sia importante che soprattutto per la fascia un po’ più piccola, quella degli adolescenti, ci siano degli educatori, dei genitori, dei catechisti, ecco, che offrano un po’ di tempo per questa fascia particolare. Poi una volta al mese ci incontriamo anche con i giovani più grandi, dai 18 ai 30 anni, viviamo un momento di lectio attorno alla parola di Dio, siamo quasi una cinquantina, ecco, ci incontriamo per sostare un attimo insieme. Tante altre cose le possiamo studiare insieme per vivere al meglio. Ecco, c’è anche un’esperienza che stiamo iniziando, è ancora un po’ agli inizi, è l’esperienza della cappellania nell’Università di Rieti, che si trova proprio in centro. Ecco, sono tutti i modi attraverso cui, come Chiesa, vorremmo essere presenti lì dove spesso purtroppo non lo siamo. Così come anche l’impegno che personalmente mi son preso anche nel visitare le scuole… le scuole del nostro territorio. Spesso non ci sono i ragazzi nelle nostre parrocchie, i giovani soprattutto, e allora è bello andare a trovarli noi, lì dove vivono, lì dove stanno. E sicuramente la scuola è uno dei luoghi principali in cui tanti giovanissimi, tanti giovani passano una larga parte del loro tempo.
GiulioIn un mondo in continua evoluzione in cui si fa sempre più uso delle nuove piattaforme, lei come vede il rapporto tra la fede e l’innovazione? La Chiesa può comunicare meglio con i giovani attraverso i nuovi strumenti digitali? 
VescovoLa Chiesa non può non fare i conti con la complessità del tempo che stiamo vivendo, con le sfide che ci sono. Anzi, se a volte noi corriamo il rischio subito di fotografare la Chiesa come un’istituzione vecchia, in realtà la Chiesa, nella sua dimensione più profonda, ha sempre anticipato i tempi, ha sempre visto più lontano su alcune realtà, su alcune tematiche, no? Talvolta la società in maniera eccessivamente irenica applaude a nuove scoperte. Immaginiamoci il discorso relativo all’intelligenza artificiale che sicuramente ha tante possibilità, ma a volte fermarsi anche per chiedersi, per farsi domande etiche, per chiedersi il senso di alcune cose. Ecco, la Chiesa vuole essere un piccolo pungolo nel cuore e nella coscienza della società per chiedersi appunto il senso delle cose che viviamo. Sicuramente anche gli strumenti digitali sono una grande possibilità. Penso che il discrimine riguardi soprattutto questo: dobbiamo chiederci se gli strumenti davvero aiutano la crescita complessiva della persona e della società e non solo una parte di essa.
GiulioUn altro tema estremamente importante da trattare è quello che riguarda il matrimonio e la famiglia. Oggi constatiamo che il numero dei matrimoni religiosi è sempre più in calo. Secondo lei, quali sono le cause di questa tendenza? 
VescovoSicuramente i matrimoni religiosi sono in calo, ma penso che anche quelli civili non siano in crescita. Oggi la fatica più grande sicuramente è relativa al “per sempre”. Facciamo fatica a fare scelte definitive. Siamo tutti un po’ malati di part time, no? E quindi ci fa fatica pensare a scelte che ci compromettano a lungo termine. …E ovviamente quella del matrimonio è una di quelle più simboliche da questo punto di vista. Ma poi penso che la fatica anche più grande stia nel contemplare la presenza dell’altro nella mia vita, no? L’altro con tutte le sue esigenze, con tutto ciò che davvero è, con tutto ciò che rappresenta… ecco… proprio quel virus dell’individualismo rode, quelle modalità di incontro, di relazione, di impegno che includono l’altro nel mio orizzonte. L’individualismo ci porta a dire: io, io, io, basto a me stesso. L’altro… l’altro quando mi serve lo prendo. E penso che questa sia la motivazione più grande che spinge poi a rifiutare anche questo valore grande, immenso… di una scelta matrimoniale.
GiulioLa crisi economica e l’abbassamento del potere d’acquisto ha sicuramente un impatto importante sulla famiglia. Secondo lei, come la Chiesa può supportare o informare chi vuole mettere su famiglia ma teme di non farcela? 
VescovoCerto, c’è anche questo dato di fatto che le difficoltà economiche sicuramente non incoraggiano a mettere su famiglia, per cui penso che sia importante anzitutto attenzionare questa fatica che oggi più che mai si fa e che le famiglie numerose sono pochissime purtroppo, ma le famiglie con più figli, sicuramente la avvertono molto ma molto di più. Ecco, sicuramente la Chiesa è chiamata anche ad attenzionare il livello politico perché si faccia carico anche di questa fatica che riguarda, vorrei dire, tutte… tutte le famiglie. Soprattutto quelle medie. 
GiulioIn merito all’abbassamento del potere di acquisto delle famiglie, uno dei problemi più sentiti nella provincia di Rieti e quindi nei piccoli borghi come Ascrea, è la mancanza di lavoro. Cosa ne pensa e che ruolo può avere, secondo lei, lo Stato o gli enti locali nell’affrontare questo problema? 
VescovoNon può non esserci lavoro. La persona umana è fatta di alcuni elementi essenziali, è fatta di amore, di affettività, è fatta di lavoro, di impegno, è fatta anche di tempo libero. Queste tre realtà sono importanti anche per uno sviluppo equilibrato della persona. Sicuramente la mancanza di lavoro porta molti a lasciare anche i nostri territori e ad andare altrove. Penso che quella del lavoro non sia una concessione che qualcuno deve fare. Penso che la società debba mettere tutti i suoi componenti in grado di poter vivere in maniera onesta, in maniera solidale, in maniera equa, a cominciare dal proprio lavoro, da questo impegno attraverso cui diventiamo un po’… insieme… persone che si occupano non solo di sé, perché il lavoro ha anche una dimensione sociale che non dobbiamo dimenticare, anzi oggi va rilanciata proprio questa caratteristica. Il lavoro non serve solo per il benessere mio personale, della mia famiglia, ma ha una portata anche sociale, fa bene anche agli altri. E riconoscere il lavoro di tutti nella maniera migliore, sicuramente, porta a uno sviluppo migliore di tutta la società e dunque di ciascuna persona all’interno di essa.
GiulioLa Chiesa ha spesso sostenuto forme di impresa sociale o cooperativa. Potrebbero essere una soluzione anche per il nostro territorio? 
VescovoMa sicuramente la Chiesa ha sempre avuto un occhio di predilezione per la dimensione dell’impresa sociale, per la cooperativa, proprio perché, come dicevo prima, nel suo DNA la dimensione comunitaria è molto viva e forte. Sicuramente anche nel nostro territorio questa dimensione anche cooperativistica dovrebbe crescere maggiormente. Soprattutto c’è bisogno però di persone che condividano, ecco, una Vision e una Mission. Questo penso che sia molto importante. Non c’è vera impresa sociale se non a partire da questo sodalizio tra Vision e Mission.
GiulioNei piccoli borghi come il nostro, gli anziani sono la memoria storica della nostra comunità, ma spesso sono soli e poco valorizzati. Come può la Chiesa aiutarli a sentirsi ancora parte attiva della società? Esistono progetti diocesani per il supporto agli anziani, soprattutto nei piccoli borghi come Ascrea? 
VescovoPapa Francesco ha ricordato diverse volte questa alleanza tra gli anziani e i giovani. Ecco, proprio questo termine di alleanza mi sembra molto importante, altrimenti facciamo crescere dei ghetti all’interno della società. Il problema è l’alleanza tra il mondo adulto, quello degli anziani addirittura, e quello più piccolo dei più giovani. Io penso che gli anziani davvero siano una risorsa importante per le nostre comunità civili, per la nostra comunità religiosa. Non è un caso che anche all’interno della curia, ho voluto anche creare nella pastorale familiare un’attenzione particolare anche agli anziani e anche all’interno della pastorale della salute, c’è una suora che si occupa ecco di visionare e di essere attenta a quelle dimensioni particolari che attengono alla vita degli anziani, anche alla loro salute no? Sarebbe una grave perdita, un grave danno per tutti se mettessimo da parte gli anziani. E dobbiamo dire la verità: oggi la nostra società in mille modi, proprio gli anziani li scarta, e noi dovremmo fare esattamente invece il contrario. Non vanno scartati, vanno valorizzati nel migliore dei modi, cominciando anche ad offrire del tempo a loro, a cominciare dagli anziani, dai nostri nonni, per chi ha ancora la fortuna di averli e anche da tutti gli altri. Ecco, favorire una loro inclusività sempre di più.
GiulioParlando della Chiesa nei territori piccoli come il nostro, le voglio chiedere: dato che le vocazioni sacerdotali sono in calo e molte parrocchie si trovano con pochi sacerdoti, quali soluzioni sta adottando la diocesi per garantire la presenza della Chiesa nei piccoli centri come il nostro?
VescovoSì, noi viviamo in un territorio, in una diocesi in cui, grazie a Dio, c’è la presenza anche di tanti sacerdoti che vengono anche da tante parti del mondo a darci una mano nell’evangelizzazione, nella presenza nei nostri territori, nelle parrocchie. I sacerdoti locali non sono tanti, sono pochi. Immaginate che l’ultimo prete originario di Rieti ha diciotto anni di messa. Quindi significa che da un bel po’ non ci sono nuove vocazioni e questo deve portar tutti a un livello anche di “coscientizzazione” particolare. Cosa potrebbe far la Chiesa, soprattutto nei piccoli borghi? Dovrebbe aiutare anzitutto a mettere insieme le persone e soprattutto anche le piccole comunità devono prepararsi anche a vivere insieme, a non pensare solo alla loro chiesetta, alla loro messa, al loro prete. Bisogna condividere dei momenti, degli spazi anche con le persone che abitano e vivono nei paesi circostanti. È egoistica la scelta di chi dice “io ho la mia chiesa”, “voglio la mia chiesa e voglio stare rinchiuso qui”. Immaginate anche la bellezza di una celebrazione vissuta anche con più persone. Dobbiamo sempre di più, e in tanti piccoli centri della nostra diocesi già lo stiamo vivendo un po’… dobbiamo cercare di mettere insieme persone, ecco, anche perché oltre alla celebrazione eucaristica poi c’è anche il momento della catechesi, c’è anche il momento dello svago, c’è anche il momento del vivere insieme… altri momenti, altri tempi importanti. Per questo dobbiamo attrezzarci un po’ di più.
GiulioEccellenza, in merito alla presenza della Chiesa nei piccoli borghi, quale può essere il ruolo della parrocchia di Ascrea nella vita della comunità locale? 
VescovoAscrea è una bellissima realtà… sono molto affezionato a questa realtà. Io penso che il ruolo della Parrocchia all’interno della comunità locale sia quello di trovare il modo migliore per aiutare a ravvivare il senso di Dio, a custodire una spiritualità, un’interiorità e a proporre anche dei percorsi che aiutino anche a maturare sempre di più una coscienza cristiana. Davanti a ciò che accade, davanti ai fatti della vita, ogni persona, non importa l’età che ha, ha bisogno di farsi alcune domande fondamentali. Perché vivo? Per chi vivo? Chi me lo fa fare? Ecco, la fede aiuta a darsi delle motivazioni che aiutano a vivere il quotidiano senza subirlo e con più grande forza ed energia. 
GiulioQuello che più ci sta a cuore, quello che più sta a cuore ai paesani, sono proprio le tradizioni secolari che noi cerchiamo di mantenere vive. Molte di queste hanno una connotazione religiosa. Quanto è importante questo in una piccola comunità come la nostra? 
VescovoÈ importantissimo custodire le tradizioni. Sempre di più però dobbiamo chiederci se quelle tradizioni ancora oggi parlano al cuore della gente. Anche questo è importante. Sono importantissime le tradizioni, ma dobbiamo ricordarci che le tradizioni sono per le persone, non sono fine a se stesse, non sono dei dogmi, non sono dei totem, non sono delle divinità. Le tradizioni servono la vita, servono la comunità, vorrei dire servono la gioia di vivere, quindi il più possibile legarle queste cose, ecco, e trovare anche il modo, a volte anche un po’ più creativo, più fresco… per poter affidare anche alle nuove generazioni un nuovo modo di stare al mondo, un nuovo modo anche di vivere la propria spiritualità. 
GiulioEccellenza, c’è un messaggio che vuole rivolgere ai fedeli del nostro borgo e più in generale della nostra provincia, ai giovani e alle famiglie che affrontano le difficoltà di questi tempi? 
VescovoBeh, vorrei fare veramente un augurio grande a tutti gli amici di ASCREA e vorrei dirlo con le parole dell’amato Papa Francesco, che abbiamo salutato qualche giorno fa. Papa Francesco spesso ci ha ripetuto, soprattutto in questo anno giubilare dedicato alla speranza che lui ha fortemente voluto: non lasciatevi rubare la speranza. Poi a un certo punto dice: però tu… tu puoi essere un segno di speranza. Ecco, vorrei fare questo augurio agli amici di ASCREA: non lasciatevi rubar la speranza, ma contemporaneamente ricordatevi che voi, l’un per l’altro, potete essere un segno di speranza. 
GiulioLa ringraziamo per il tempo che ci ha dedicato. Ci auguriamo che il suo impegno e quello della Chiesa possano continuare a essere un punto di riferimento per tutti. Le lasciamo lo spazio per un saluto finale ai fedeli del nostro borgo che noi volentieri estendiamo a tutti i paesi vicino a noi. 
VescovoSono io a ringraziarvi e spero di poterci incontrare prossimamente, di condividere un po’, la vita che stiamo portando avanti, gli impegni, le fatiche. Davvero vi auguro ogni bene e assicuro a ciascuna famiglia, a ciascuna persona e soprattutto a chi vive un momento particolarmente faticoso, ecco, assicuro a ciascuno una Benedizione speciale. Grazie, vi abbraccio con infinito affetto e grazie per questa intervista.
GiulioEccellenza, grazie ancora per il privilegio che ci ha concesso e per l’importante contributo che ci ha offerto col suo intervento. Speriamo di risentirci presto e di incontrarci di nuovo con lei tra qualche tempo per vedere cosa sarà effettivamente successo nel nostro territorio e quali cambiamenti ci saranno stati nella nostra valle. Inoltre, speriamo che la prossima volta ci sia l’opportunità di offrire ai nostri compaesani un contributo video di questo bellissimo e interessantissimo momento di confronto con lei. Grazie ancora al Vescovo di Rieti, il Monsignor Vito Piccinonna, per essere stato con noi di Ascrea.eu. E da parte mia, Giulio, un grande saluto ed un caro abbraccio a tutti voi.

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