intervista

Il Ballo delle Pantasime: un arrivederci alla prossima estate

Il Fondatore di Ascrea.eu Giancarlo Albuccetti, ci racconta le sue emozioni e sensazioni per quella che è una delle tradizioni popolari più importanti del borgo sabino.

Ad Ascrea, come di consueto, si sono chiusi i festeggiamenti dell’Estate Ascreana, un’estate che ha visto sia serate di festa e giochi che la celebrazione delle festività religiose come quelle del 15 e 16 agosto. Poi la tradizionale chiusura con i fuochi d’artificio e con l’antico rituale e l’antica magia del Ballo delle Pantasime.

Un rito questo che saluta simbolicamente la fine dell’estate e la partenza delle famiglie e degli amici, che hanno riempito il paese di risate, di storie e di momenti spensierati. 

In questi giorni del mese di Agosto, che vedono il borgo ripopolarsi e le case tornare a vivere, si riassapora la gioia di stare insieme e la condivisione di memorie che si fanno lente… da rivivere ad occhi chiusi. La sera del ballo delle Pantasime, ha sempre avuto un sapore quasi nostalgico, un arrivederci sospeso. Il fondatore di ascrea.eu Giancarlo Albuccetti, ce lo racconta così:

“La malinconia di un’estate che muore e il tenero pensiero dei ricordi che riaffiorano.” Così lo percepivo da bambino: per noi questa è sempre stata l’ultima notte d’estate, quando i vicini ci salutavano con sorrisi e abbracci e le auto cariche di bagagli si allontanavano lungo la strada dirette verso la città. Il Ballo delle Pantasime era il sipario sul teatro delle mie estati ad Ascrea, un sipario che chiudeva la scena… un commiato ritmato alla musica veloce di fisarmonica e organetto… un po’ come quando l’anno scolastico di lì a poco sarebbe ricominciato chiudendo un ciclo per riaprirne un’altro. In quel momento, ogni partenza sembrava un piccolo lutto: la partenza degli amici, le voci e i giochi che restavano orfani del loro coro quotidiano. E rimaneva la promessa di un ritorno, l’incanto di un “arrivederci” carico di speranza, da custodire per un intero inverno. 

Insomma, anche se poi si restava fino alla fine del mese e spesso anche fino ai primi giorni di settembre (le scuole all’epoca si riaprivano ad ottobre), per noi con i fuochi ed il ballo delle Pantasime, quell’estate era finita.

E allora per me quel ballo diventava più delicato e intimo, che trasformava quella serata in qualcosa di magico. Volevo che quella estate non finisse e quindi nella mia testa rallentava tutto… la musica… i movimenti delle pantasime… tutto sembrava quasi fermarsi.

Le vedevo volteggiare come in un incantesimo, quel ritmo di saltarello, nella mia immaginazione infantile, si trasformava in un valzer lento, solenne, struggente. Al centro della piazza non vedevo più due pupazze di canne e carta, ma due figure nobili: un principe e una principessa che danzavano con grazia, avvolti da un silenzio fatto di rispetto e malinconia.

La gente rideva, applaudiva, ma io restavo in disparte, quasi intimidito. Mi sembrava che quelle due sagome si staccassero dal mondo reale per diventare vive, bellissime, irraggiungibili. Lei, con una chioma immaginaria che fluiva nell’aria, sembrava una regina della notte; lui, eretto e fiero, la guidava in passi ampi e sicuri. Non erano più fantocci: erano due giovani che si muovevano con libertà, con armonia, con quella complicità che solo le coppie perfette possiedono.

E io li guardavo come si guarda un prodigio. Con ammirazione e malinconia insieme, con la sensazione che non bisognasse avvicinarsi troppo per non spezzare l’incanto. Erano il simbolo di un addio e al tempo stesso di una promessa: l’estate finiva, gli amici partivano, ma in quel ballo restava custodito tutto ciò che avevamo vissuto insieme.

Così il Ballo delle Pantasime non era più una semplice usanza popolare. Era il mio ultimo valzer d’estate, la danza solenne di un principe e di una principessa che salutavano il paese a nome di tutti, mentre la notte si riempiva di stelle e il cuore si stringeva nell’attesa del un nuovo incontro che ci sarebbe stato nell’estate successiva.”

Ora vivo questa serata con meno malinconia, con meno tristezza, ma è rimasta quella sensazione di incantesimo che vivevo un tempo e riesco ancora oggi a vivere questa serata in un modo più magico e rallentato. Per me, le Pantasime erano e restano il principe e la principessa del borgo!”

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